La trasformazione delle case in uffici sta cambiando l’universo delle assicurazioni.

Lo smart working ha rappresentato e rappresenta una utilissima soluzione per contemperare esigenze di continuità produttiva e aziendale con il distanziamento sociale dettato dall’emergenza epidemiologica. Confidando in una non lontana uscita dalla pandemia è verosimile immaginare come tale modalità lavorativa, opportunamente “riveduta e corretta” alla luce di una nuova normalità, manterrà la propria valenza in una rinnovata “reason why”. Al di là dei profili strettamente giuslavoristici e contrattuali, va sottolineato come lo smart working comporti una modifica anche delle abitudini personali, familiari e più in generale dello stile di vita con possibili impatti su molti fronti, non ultimo anche in ambito assicurativo.

Il primo fatto noto, alla luce dell’esperienza del lockdown, è una prospettiva sempre più accentuata di digitalizzazione che sembra destinata a stabilizzarsi anche nell’immediato futuro. Individuando allora un primo aspetto evolutivo e attingendo all’ultima Analisi del Trend dei prodotti assicurativi dell’Ivass, il settore assicurativo ha introdotto nuovi processi semplificati per supportare l’operatività a distanza sia in fase assuntiva (firma digitale, OTP2, emissione polizze infortuni, malattia e TCM senza obbligo di visita medica) che per il pagamento dei premi tramite siti e app dedicate, sia nella gestione dei sinistri (es. con perizie da remoto – video perizie – per i danni motor, property e liability), privilegiando la liquidazione dei sinistri su base documentale e utilizzando app e chatbot di supporto per l’apertura del sinistro.

Andando alle possibili evoluzioni in termini di prodotti, va evidenziato come si aprono nuove riflessioni in ambito sanitario per integrare, per esempio, la tutela pubblica da Inail (una maggiore permanenza a casa espone a un maggior rischio di infortuni domestici, per esempio) e, considerando come non sempre le abitazioni sono dotate di postazioni di lavoro adeguate, è ipotizzabile la copertura di tensioni posturali. In ottica di conciliazione vita-lavoro, è facile immaginare un sempre maggior utilizzo per dir così ordinario dello smart working che comprende anche la domanda di forme di telemedicina e l’utilizzo di supporti high tech avanzati per la costruzione di migliori stili di vita.

Da non sottovalutare poi le possibili conseguenze sul piano psicologico, con la necessità quindi da parte del mondo assicurativo di fornire soluzioni ad hoc per soddisfare un adeguato supporto, alla luce sia degli effetti mentali postumi dell’esperienza del Covid 19 (si discute, per esempio, dell’insorgere delle «sindromi della tana», legate alla paura cioè di uscire dalla propria abitazione) sia del dovere gestire rapporti lavorativi sempre più virtuali e privi dei corrispettivi momenti di incontro reale.

Altra frontiera assicurativa di approfondimento è sulle coperture per una abitazione sempre più vissuta e su un interesse potenziale verso un maggior numero di servizi di assistenza. Maggior ricorso allo smart working significa infine minore mobilità casa-luogo di lavoro con un riflesso anche in termini di rc auto, sempre più personalizzabile in base all’effettivo utilizzo del mezzo di trasporto.

Spostandosi sul settore delle coperture assicurative per le imprese ed attingendo ad un recente approfondimento dell’Ania, emerge il sentiment prevalente che l’adozione del lavoro a distanza, che comporta il passaggio da infrastrutture di tipo professionale (server, personal computer, antivirus) a dotazioni tecnologiche normalmente pensate per l’uso privato, potrebbe aver aumentato la vulnerabilità del sistema rispetto alla minaccia Cyber, con conseguente incremento di attacchi. Nuove prospettive di sviluppo sembrano essere allora quelle dell’elaborazione di soluzioni di protezione dal cyber rischio, dalla business interruption e la copertura del rischio reputazionale.